L'Italia e la Sindrome di Stoccolma - seconda parte
post pubblicato in
diario, il 24 luglio 2008
Riprendo
il titolo del post precedente: perché il discorso è
ancora lungo, perché tante cose sono successe in questi
giorni.
Non si
tratta di argomentare un punto di vista od una supposta verità:
i fatti sono fatti, e devono essere raccontati a prescindere, che
siano belli o brutti. Vanno letti allo stesso modo, e solo in seguito
si può o meno condividere il punto di vista portato. Ma i
fatti non sono discutibili.
Fatti
gravi, inconcepibili se si vivesse in un contesto sano; tuttavia, dal
momento che ormai è l'indifferenza a fare da padrona, spesso
passano sottogamba o vengono sminuiti, perché si pensa ci
siano cose più importanti a cui pensare. Come se tutto ciò
che sta inesorabilmente accadendo non abbia nulla a che fare con la
sfera personale di tutti, con la vita di ogni giorno. Perché i
problemi vanno risolti alla radice, con metodo: prima la società
deve sapere ed essere consapevole, poi si deve attuare un cambiamento
profondo nel mondo politico e, infine, recuperare la dignità
persa.
Riporto
di seguito la traduzione di un articolo uscito domenica scorsa su El
País:
Berlusconi
contro lo Stato costituzionale
Perfecto
Andrés Ibáñez – è un magistrato, 20/07/2008
Dal
momento che si parla di un imputato (in realtà un
pluri-imputato), la cosa più logica sarebbe porre il titolo al
contrario: “Lo Stato italiano contro Berlusconi”. E invece no,
Berlusconi, con la sua condizione di premier,
ha saputo dotarsi di un inusuale status di privilegio. Può
legiferare a colpi di maggioranza, e lo fa, sul diritto, sul
procedimento penale e sul potere giudiziario, per risolvere le
proprie cause nel modo più favorevole ai suoi interessi.
Perché si parla d'interessi.
Perché,
erede (anche, o soprattutto, economico) della vecchia politica
italiana, quella stessa che un giorno occupò in maniera
massiccia e meritata il banco degli imputati, Berlusconi giunse de è
ritornato al potere in un modo molto particolare. Come imprenditore,
o, più esattamente, come impresa. Ovvero nello stesso modo e
con la stessa logica con cui un gruppo economico espande il proprio
raggio de incrementa la sua quota di mercato. Senza sottilizzare sui
mezzi, senza senso del limite e con un irrefrenabile tendenza al
monopolio. Adesso in politica, che nel suo progetto altro non è
che “un attivo”. Uno in più, “valorizzabile” secondo
gli stessi parametri di rendimento puramente mercantili delle sue
innumerevoli società.
È
vero che Berlusconi si dimostrò molto preoccupato di apparire,
di fronte alla cittadinanza, come esponente del nuovo, di un altro
modo di concepire il potere e di gestirlo, in un'inedita chiave
d'efficacia, che sarebbe servito a diffondere socialmente, a rendere
sociale, attraverso il
suo promesso modello alternativo di amministrazione pubblica, il
proprio trionfo personale: successo e benessere per tutti. Tuttavia è
certo che le radici del berlusconismo sono ben identificabili e sono,
precisamente, in Tangentopoli.
Non solo perché
Il Cavaliere beneficiò
del “ruolo di padrino” di Craxi, altro illustre imputato. Neanche
perché, da quello che ha confessato, come lui senta la
tentazione di “andarsene all'estero per godere dei dinari
accumulati meritatamente”. Bensì e soprattutto perché,
come ha scritto Ferrajoli, il suo è il perfezionamento del
craxismo. Ma se in quest'ultimo, nonostante le apparenze, l'economia
stava comprando la politica e subordinandola ai suoi interessi, con
Berlusconi il potere economico stesso si trasforma in potere
politico, dando luogo ad uno Stato patrimoniale “nuovo di zecca”,
in cui la politica rimane definitivamente ridotta alla condizione di
semplice variabile dell'economia. Per questo motivo, dice
espressamente lo stesso autore, l'Italia è oggi il regno
dell'antipolitica,
dal momento che la politica, per definizione, è la
rappresentazione di interessi generalie pubblici, mentre in questo
caso vengono rappresentati interessi privati. Per cui lo storico e
nobile riferimento alla polis
sta perdendo tutto il suo significato.
Per
questo, se nella propettiva dell'accesso al potere da parte del
peculiare macroimpresario (Fininvest, Mediaset, Publitalia...)
l'importanza de il profilo, in gran parte mediatico, del suo impero
suscitarono nell'opinione pubblica sveglia e sensibile la
preoccupazione per il conflitto d'interessi, ciò che ora [la
stessa opinione pubblica] ha di fronte agli occhi è una
definitiva confusione d'interessi, che è allo stesso tempo una
brutale concentrazione di potere.
De
è ovvio che, quando questa occupa tutto il campo, non vi è
spazio per la legalità, ad eccezione di uno [spazio]
subordinato e strumentale assegnatole dal progetto berlusconiano.
Altrettanto succede con la giurisdizione.
Che
fosse così era già risultato palese nella tappa
anteriore, nell'uso spregiudicato e scandaloso della maggioranza
parlamentare da parte del Signor
B.,
con l'adozione di misure ben qualificate come doni all'economia
illegale. Favorendo l'importazione di capitali esportati illegalmente
attraverso il pagamento di una ridicola percentuale. Con
l'attenuazione delle pene o depenalizzando il falso
in bilancio.
Con il trattamento ultraformalista riservato alle commissioni
rogatorie per neutralizzare i loro effetti, chiaramente a favore dei
processati del suo stesso rango. Con la riduzione dei tempi di
prescrizione per alcuni reati...
Allora
si parlò di leggi ad
personam,
riferendosi alle [leggi] approvate per dare una via d'uscita alle
situazioni processuali che complicavano la vita dello specialissimo
imputato. Adesso, il suo interesse personale richiede di “alzare il
tiro”, e per questo amplia la portata delle sue misure. Così
mette in salvo dalle intercettazioni i delinquenti dai colletti
bianchi. E per fuggire dalla causa in corso per corruzione di un
testimone (caso
Mills)
trasforma il Parlamento in una scrivania al suo servizio e lo fa
approvando due leggi che suppongono la sospensione di tutti i
processi per delitti ingiunti con pena inferiore ai 10 anni (circa
100.000) e l'immunità per le più alte cariche.
Ha
ragione in tutto e per tutto Dogliani, quando fa notare che ciò
che è realmente a rischio è la forma di Stato, il
contenuto stesso del patto costituente, la costituzione materiale.
Una
lettera dai toni duri, ma che descrive in maniera impeccabile i
governi di Berlusconi. Ci si può impermalosire, ma ciò
non toglie che sia un'analisi corretta.
Se
l'articolo fosse stato scritto da un semplice giornalista, pochi
italiani si sarebbero lamentati: il problema è che a scriverlo
è stato un importante magistrato spagnolo. Per questo motivo,
due giorni dopo, sempre su El
País,
è comparsa la risposta indignata dell'ambasciatore italiano in
Spagna.
Opinione
personale
Pasquale
Terracciano, ambasciatore d'Italia in Spagna, 22/07/2008
Vorrei
manifestare il mio personale disgusto per aver letto l'articolo Berlusconi contro lo Stato costituzionale, pubblicato domenica
scorsa 20 luglio sul quotidiano El País, con firma Perfecto
Andrés Ibañez, magistrato della Sala Segunda del
Tribunal Supremo.
Nonostante
io non condivida la tesi sostenuta dall'autore, non è nelle
mie intenzioni, nel pieno rispetto della libertà d'opinione,
analizzare il suo contenuto ne, tantomeno, polemizzare su ciò
che il magistrato ha scritto, voglio pensare, a titolo personale.
Tuttavia,
tenendo anche in considerazione che il signor Ibañez aggiunge
alla sua firma il suo titolo di magistrato, risulta davvero molto
difficile separare la sua opinione personale da quella che può
esprimere in funzione della sua alta carica di magistrato del
Tribunal Supremo. Per questo non mi sembra ammissibile che si
esprimano pubblicamente critiche così gravi al capo di Governo
di un paese amico da parte di qualcuno che può essere
oggettivamente e direttamente ricondotto al supremo organo di
controllo del potere giudiziario spagnolo.
Punto.
Non una
riga di più.
Una
tirata d'orecchie al magistrato spagnolo... Riconducibile alla
magistratura spagnola.
Ma allora le toghe rosse sono davvero
dappertutto...
Ma
allora la metastasi della democrazia non è solo in Italia, ma
anche oltre confine.
Ma
allora criticare Berlusconi significa criticare la democrazia... E
bisogna mettere quindi un freno ed un bavaglio a tutta la
magistratura e stampa mondiali...
Perdono,
mi sono lasciato prendere dalla proprietà transitiva...
Ma
stiamo scherzando?! Uno esprime pubblicamente il proprio disgusto, ma
non è nelle sue intenzioni analizzare le affermazioni
dell'articolo disgustoso?
In
Italia echeggia il ritornello
non
si può dire, si fanno processi sommari, manca il
contraddittorio!
Ma si
può rispondere a chi critica dall'estero:
il
contraddittorio no, non te lo do!
Forse
perché ci si sentirebbe a disagio dovendosi confrontare con
un'opinione pubblica che non è quella educata, domata,
ipnotizzata, italiana. Perché ci si dovrebbe arrampicare sugli
specchi, dal momento che le affermazioni portate da Ibañez
hanno un fondamento, quello dell'evidenza.. Perché è
tipicamente italiano indignarsi, magari chiedere scuse ufficiali.
Non è
ammissibile che si esprimano pubblicamente critiche così gravi
al capo di Governo di un paese amico... Le critiche servono per
crescere, giusto? Cosa si vuole fare, dichiarare guerra ad un paese
amico? Allora non voglio neanche pensare cosa succederebbe se, a dire
queste cose, fosse un paese nemico.
Sindrome
di Stoccolma in Italia significa tollerare affermazioni senza
fondamento alcuno; giustificare chi, politici e media, si scaglia
contro chi, come Travaglio e Di Pietro & Co., cerca in maniera
disperata di consapevolizzare; volere a tutti i costi puntare
l'attenzione su altri problemi, come se la libertà
d'espressione e la democrazia, quella vera, non fossero alla base di
tutto.
Perchè,
come afferma Di Pietro, se non si cambiano le persone nulla cambia.
Perchè
la classe dirigente è sempre la stessa.
Perchè
chi sbaglia non paga.
Perchè
c'è stato uno scandalo riguardante la volgarità di
Grillo, Guzzanti e Travaglio al No Cav Day, ma toni pacati dopo
l'insulto di Bossi all'inno nazionale. Se i manifestanti in Piazza
Navona sono stati definiti spazzatura dal Cavaliere, non è
stato usato lo stesso tono per definire Bossi.
El
Mundo, 21/07/2008: L'indipendentista Bossi, ministro italiano
delle riforme, insulta l'inno nazionale
Il
Corriere della Sera, 22/07/2008: E Berlusconi telefona a
Bossi. “Patto indissolubile, ma toni bassi”. Silvio a Umberto:
“Bisogna evitare di cadere nelle provocazioni della sinistra”
[...]
L'intero caso dell'inno sbeffeggiato, dunque, non ha fatto
esattamente piacere a Silvio Berlusconi. Lo conferma il silenzio del
premier che nella tempesta ha preferito si esprimessero pubblicamente
i vertici istituzionali, nonchè l'unica sua dichiarazione
autorizzata al portavoce Paolo Bonaiuti: “Il Presidente è
nel suo studio e si occupa del caso Alitalia, di cose concrete ben
più importanti per il paese che delle evitabilissime uscite su
inni o schiavitù romane.”
Due pesi
e due misure, insomma.
Come già
successo per la martellante notizia riguardante i rifiuti dissoltisi
con un tocco di bacchetta magica, il mago Bossi è riuscito,
con questo scandalo, a deviare l'attenzione dell'opinione pubblica
(se ancora esiste) dal suo appoggio alle leggi per Berlusconi.
Come fa
notare sempre il buon Di Pietro
È
costretto a farlo, per nascondere il suo fallimento nel proporre
nell'agenda politica come priorità il federalismo fiscale e
dover invece votare in autunno le leggi che metteranno il bavaglio
alla giustizia e ripristineranno l'immunità parlamentare.
La
Lega deve alzare i toni per evitare che il suo elettorato capisca che
il federalismo è una pistola scarica e che le promesse di una
maggiore sicurezza sono state sacrificate alla sicurezza di non
finire in carcere di Berlusconi.
Roma è
sporca e ladrona, ma se offre immunità... allora va bene!
Passiamo,
infine, a cose più amene: il Lodo Alfano è passato al
Senato il 22 luglio alle ore 20.
El
País, 23/07/2008: Berlusconi ottiene l'immunità
(il Senato italiano approva una legge che impedisce i processi contro
le più alte cariche dello Stato mentre sono al potere)
El
Mundo, 22/072008: Approvata al Senato la riforma che
garantisce l'immunità a Berlusconi
Financial
Times Deutschland, 23/07/2008: Protezione dai procedimenti
giudiziari (Berlusconi si fa immunizzare)
Focus
(Germania), 22/07/2008: Berlusconi l'intoccabile
International
Herald Tribune, 22/07/2008: In
Italia è passata la legge sull'immunità
Tutti
articoli dai toni attoniti, che in Italia hanno il loro corrispettivo
nelle parole di Alfano:
Basta
giustizialismo, perchè la magistratura non deve invadere campi
che non le competono, perchè è una legge giusta.
Bugie,
bugie , ed ancora bugie: bugie in parlamento, bugie al senato, bugie
ai microfoni. Perchè non è vero che molti altri paesi
democratici occidentali hanno questo privilegio, perchè hanno
portato solo l'esempio del capo di stato francese. Il Capo di
Stato...
Ma ormai
le carte sono in tavola: se l'altra legge, la blocca-processi, andrà
in porto, il sistema giudiziario italiano e la sicurezza del Paese
saranno duramente scossi. Se, invece, non verrà approvata,
sarà chiara la strumentalizzazione, il ricatto usato per
ottenere, in qualunque caso, l'immunità.
Concludo,
infine, con alcune citazioni:
Dagbladet
(Norvegia), 16/04/2008: Il potere mediatico di Silvio
Silvio
Berlusconi sta per compiere un altro ritorno nella politica italiana,
e molti sono alla ricerca di spiegazioni sulle sue capacità di
ingannare i concittadini. Ma evidentemente la spiegazione è
che viene raramente commentato quello che fa.
El
País, 21/07/2008:
Ecuador: la stessa lingua
non basta
[...]
“populismo”. Si applica a destra e a sinistra. A movimenti
strutturati de altamente ideologicizzati (Lega Nord), e a leader
televisivi ciarlatani e demagogici che si dirigono ad individui
anonimi (Berlusconi). In alcuni casi, si riferisce alle linee
politiche che poggiano su movimenti a base popolare (peronismo), e,
in altri, a partiti-Stati (come fu il PRI messicano). È stato
utilizzato contemporaneamente per qualificare governi dittatoriali e
per altri che fanno dei diritti umani una delle loro ragioni d'essere
(come l'attuale governo argentino).
El
País, 23/07/2008:
Disaffezione (Dal loro
voto in Europa a favore dei provvedimenti contro gli immigrati fino
alle continue concessioni alla destra de alla chiesa, i socialisti di
Zapatero stanno deludendo i cittadini che li votarono...)
[...]
Io conosco alcuni di questi eurodeputati, qualcuno lo rispetto e lo
stimo. O forse lo rispettavo e stimavo. Per quale motivo votarono
quella cosa, che mi sembra vada contro la loro coscienza? Per ordine
del partito. Quell'istituzione che gli garantisce la carica e gli
ordina con severità che commettano ciò che Santos Juliá
ha definito un'infamia. Le argomentazioni rocambolesche che vengono
lanciate dal potere per giustificarlo sembrano quelle che fece
Chamberlain per giustificare la consegna della Cecoslovacchia a
Hitler nel 1938: bisogna calmare la bestia, che in questo caso è
Berlusconi.
El
País, 22/07/2008: Riso alla berlusconi
[...]
Lo chiamo “riso arrisottato” perché, per quanto riguarda
il risotto, ci sono molti talebani puristi che, per qualsiasi motivo,
ti attaccano alla giugulare come le sarde gelose. Perché non
ha parmigiano, perché il riso non è carnaroli,
o altre menate simili. Si nota che, dal momento che il riso è
italiano, salta fuori il Berlusoconi bullo e prepotente che si
portano dentro. Ti invitano a casa loro a provare il loro risotto e
ti trattano come il politico italiano tratta gli immigranti rumeni.
Non ti spiego niente se, chi fa il risotto, sei tu..
Per
coloro che vogliono ancora leggere, consiglio vivamente l'articolo Il
Paese che purtroppo amo, di Petra Reski.
E se,
alla fine, la lettura vi lascerà indifferenti, non vi è
alcun dubbio: la Sindrome di Stoccolma continua a colpire.